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	<description>Christian Rocchi - Valeria Caramagno Architetti</description>
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		<title>Collegio Spagnolo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 16:55:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Raco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Restauro]]></category>
		<category><![CDATA[centro storico]]></category>
		<category><![CDATA[facciata]]></category>
		<category><![CDATA[palazzo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[R_08]]></category>
		<category><![CDATA[Via Giulia]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>Committente</strong>Opera Pia Stabilimenti Spagnoli in Italia
<strong>Esito</strong>in fase di realizzazione
<strong>Ruolo</strong>progetto ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Ristrutturazione delle facciate del palazzo in Via Giulia</h2>
<p>Le facciate esterne dell’edificio del Collegio Spagnolo saranno oggetto di un attento restauro, teso al recupero e al consolidamento di materiali, alla messa a norma degli impianti, strettamente necessari, che insistono sulle facciate e al recupero, laddove possibile, o alla sostituzione delle opere in legno (finestre, portefinestre, telai, controtelai, persiane, portoni).</p>
<p>Le opere che interessano le facciate saranno incentrate sul consolidamento degli intonaci esistenti, rinsaldandoli sull’apparecchiatura muraria. Le zone distaccate saranno oggetto di demolizione controllata e si avrà cura che la demolizione sia strettamente circoscritta alle parti irrecuperabili.</p>
<p>Le integrazioni degli intonaci verranno realizzate con materiale del tutto simile a quello asportato (calce e pozzolana vagliata finemente) a tal proposito si precisa che verranno campionate parti di intonaco e finitura pittorica in più punti presi a campionatura su tutte le facciate, oggetto delle opere di restauro.</p>
<p>La rimozione di vecchie tinte avverrà attraverso idrolavaggio a bassa pressione con carteggiatura delle zone più resistenti.</p>
<p>La tinteggiatura degli intonaci verrà eseguita utilizzando esclusivamente terre naturali disciolte in latte di calce con aggiunta, se necessario, di legante acrilico in preparazioni che saranno definite in collaborazione con la Soprintendenza, in base allo studio stratigrafico e alla documentazione storica.</p>
<p>Le opere in pietra come la zoccolatura in travertino seguiranno un pre-consolidamento  con rimozioni di stuccature incongruenti, ancoraggio di elementi al supporto murario e alla stuccatura. In seguito verrà effettuato un idrolavaggio (con ricorso al metodo  jos), e applicazioni di impacchi di polpa di cellulosa, imbibiti di bicarbonato di ammonio in soluzione acquosa e al lavaggio manuale con spazzole di saggina ed acqua per eliminare le croste più resistenti.</p>
<p>Per quanto concerne gli infissi verranno sostituiti quelli non funzionali o pericolanti e verranno realizzati prendendo a riferimento gli infissi del piano nobile.</p>
<p>Gli impianti insistenti in facciata verranno bonificati, quelli non più funzionali e quelli strettamente necessari, messi a norma e razionalizzati nei loro percorsi cercando di mascherarli dietro cornici o in finti discendenti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nuovo Palazzo della Provincia di Bolzano</title>
		<link>http://www.chvl.it/it/2011/02/nuovo-palazzo-della-provincia-di-bolzano/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 17:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Raco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edilizia civile]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Bolzano]]></category>
		<category><![CDATA[concorsi]]></category>
		<category><![CDATA[EC_09]]></category>
		<category><![CDATA[palazzo]]></category>
		<category><![CDATA[Provicia]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>Committente</strong>Provincia di Bolzano
<strong>Esito</strong>progetto partecipante
<strong>Ruolo</strong>concorso di idee
<strong>Partners</strong>arch. Pascale Carbone, arch. Michele Trinfera, dott. Michela Chinappi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Concorso internazionale</h2>
<p>L’occasione del concorso è stata motivo di riflessione per un intervento urbano fortemente vincolato ai caratteri del lotto e alle richieste della committenza.</p>
<p>Si è immaginato un edificio esteriormente semplice e stereometrico, unico nel rivestimento in pietra chiara delle superfici, con un sistema complesso di percorsi interni. Si è studiato l’organismo edilizio, in funzione dell’orientamento e della distribuzione per renderlo energeticamente sostenibile. Si immagina che le finestrature a nastro della facciata sud captino il massimo della luce solare e si chiudano completamente ad edificio “spento”. I sistemi dei camini di ventilazione e dei muri d’acqua contribuiscono alla migliore resa termica in chiave di risparmio energetico.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Urban Contest al Circo Massimo</title>
		<link>http://www.chvl.it/it/2010/11/urban-contest-al-circo-massimo/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 16:27:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Caramagno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[circo massimo]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[graffiti]]></category>
		<category><![CDATA[milaneschi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Walls arte urbana
Nei giorni del 23-24-25 ottobre abbiamo assistito all&#8217;evento Urban Contest a Circo Massimo a Roma. Il nostro partner Matteo Milaneschi ed altri artisti &#8220;graffittisti&#8221; (&#8230; e non solo, secondo noi), hanno prodotto delle opere ispirate al tema della città.
L&#8217;evento, incorniciato dal panorama delle domus romane; è stato elettrizzante e la partecipazione di artisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Walls arte urbana</h2>
<p>Nei giorni del 23-24-25 ottobre abbiamo assistito all&#8217;evento Urban Contest a Circo Massimo a Roma. Il nostro partner <a href="http://www.rubiklab.com/">Matteo Milaneschi</a> ed altri artisti &#8220;graffittisti&#8221; (&#8230; e non solo, secondo noi), hanno prodotto delle opere ispirate al tema della città.</p>
<p>L&#8217;evento, incorniciato dal panorama delle domus romane; è stato elettrizzante e la partecipazione di artisti e pubblico condivisa nel segno della comunicazione di idee ed emozioni. Alla fine, alla presenza delle autorità, le opere sono state vendute all&#8217;asta e il ricavato devoluto per scopi benefici.</p>
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		<title>E’ scomparso Antonio Michetti</title>
		<link>http://www.chvl.it/it/2010/10/scomparso-antonio-michetti/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 07:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Christian Rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Michetti]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[In ricordo del professore
Dal momento in cui iniziai a seguire il corso di tecnica delle costruzioni I annualità non ho potuto piu’ fare a meno del prof. Michetti. L’ho avuto come correlatore della tesi, l’abbiamo invitato con la nostra Associazione Culturale zingari a parlare di Nervi e con l’ing. Fabrizio Esposito sui sistemi di costruzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>In ricordo del professore</h2>
<p>Dal momento in cui iniziai a seguire il corso di tecnica delle costruzioni I annualità non ho potuto piu’ fare a meno del prof. Michetti. L’ho avuto come correlatore della tesi, l’abbiamo invitato con la nostra Associazione Culturale zingari a parlare di Nervi e con l’ing. Fabrizio Esposito sui sistemi di costruzione del Pantheon, e successivamente come ingegnere, lui e il suo associato l’ingegnere Lino Perfetti, della mia attività di professionista.</p>
<p>Difficile distinguere l’uomo dal professionista perche’ lui era le due cose sempre, inscindibilmente.</p>
<p>La facilità con la quale ti trasmetteva concetti complessi e gli esempi con cui li rendeva più chiari e comprensibili sono ormai storia.</p>
<p>Ricordo come spiegava gli effetti dei terremoti sull’edificato, eravamo in aula in Via Giulia, quella al secondo piano lato nord.</p>
<p>“Immaginate che in questa aula in questo momento entri un uomo con un mitra, e cominci a sparare solo ad una certa altezza. Cosa succederebbe? Coloro che avranno le teste proprio a quella altezza moriranno, quelli piú alti si feriranno e i piu’ bassi si salveranno. E cosi’ funzionano le frequenze delle onde dei terremoti sugli edifici”</p>
<p>E chiudeva: “HA CAPITO SIGNORI’…? SI LEI LEI IN PRIMA FILA”<br />
E risate da tutta l’aula.</p>
<p>Oppure ricordo quando invitato dall’inarch a fare un intervento su Buckminsterfulleren che teorizzava delle cupole geodediche su intere città, dopo che avevano parlato altri architetti che ne osannavano i progetti futuristici e ne ricordavano le gesta quasi mitiche, il mediatore dell’occasione passa la parola al professore, credo che sia stata la cosa piu’ esilarante che abbia mai visto all’inarch, Il professore prima di parlare aspetta un paio di minuti guardando gli astanti, la sua faccia trasmetteva un misto di incredulita’ e rabbia!</p>
<p>La gente si chiedeva che cosa stesse succedendo, perché non parlasse, poi inizia dicendo:</p>
<p>“MA COME SE FA????? COME SE FA???”</p>
<p>Da tecnico ed uomo del fare quale egli era non riusciva a valutare una cosa come una cupola geodedica su una intera città. Era semplicemente IRREALIZZABILE!.<br />
Poi continuando:</p>
<p>”&#8230;eppoi anche se si trovasse il modo di costruirla, e io vi dico che con i materiali di oggi è impossibile costruire una cosa del genere, ma chiedetevi cosa succederebbe in un ambiente con una cosa del genere sulla testa? Le stagioni? Non esisterebbero piu’!! Insomma sta cosa è come quei film dello spazio dove un pasto lo fai con una pillola. Ma potendo scegliere, perché in questo caso si può scegliere, perché nel nostro caso si può scegliere, tra un piatto di maccheroni ed una pillola io decido di mangiarmi il piatto di maccheroni!!!!”</p>
<p>SEGUIVA UN OVAZIONE DELLA SALA.</p>
<p>Aveva il professore la sicurezza di coloro che dominano la modifica dei luoghi, ma con tutto era sempre pronto a mettersi in gioco per ascoltare le architetture visionarie dei suoi architetti e per cercare il modo di renderle reali.</p>
<p>Non credo ci sia stata una persona che l’abbia conosciuto e che non ne sia rimasta affascinata e.. che non gli abbia voluto bene.</p>
<p>Ci mancherá immensamente.</p>
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		<title>Nuovo edificio firmato studio Transit</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 10:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Caramagno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[housing]]></category>
		<category><![CDATA[residenze]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[strutture]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nuova architettura lungo il Tevere
Passando per Lungotevere degli Artigiani a Roma, oggi, scorgiamo questa nuova architettura in cantiere. Interessante.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Una nuova architettura lungo il Tevere</h2>
<p>Passando per Lungotevere degli Artigiani a Roma, oggi, scorgiamo questa nuova architettura in cantiere. Interessante.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Work in progress</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 21:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Caramagno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Castelli]]></category>
		<category><![CDATA[giardino]]></category>
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		<category><![CDATA[territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Housing nel Lazio
Stiamo lavorando a un intervento di edilizia residenziale su un terreno in forte pedenza (fino a 10 metri di dislivello in circa 40 metri di profondità del lotto), con vista su un bello scorcio della campagna romana, zona Castelli.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Housing nel Lazio</h2>
<p>Stiamo lavorando a un intervento di edilizia residenziale su un terreno in forte pedenza (fino a 10 metri di dislivello in circa 40 metri di profondità del lotto), con vista su un bello scorcio della campagna romana, zona Castelli.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Piazza di Novate Milanese</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 16:31:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Raco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura del paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Novate]]></category>
		<category><![CDATA[parcheggi]]></category>
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		<category><![CDATA[P_05]]></category>
		<category><![CDATA[riqualificazione]]></category>
		<category><![CDATA[spazio publico]]></category>
		<category><![CDATA[verde]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>Committente</strong>Comune di Novate Milanese
<strong>Esito</strong>progetto partecipante
<strong>Ruolo</strong>concorso di idee
<strong>Partners</strong>arch. Claudia Clementini, arch. Assia Del Favero
<strong>Collaboratore</strong>arch.Francesca Cortese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Riaqualificazione della piazza e delle vie di accesso</h2>
<p>L’idea del progetto è di definire un carattere unitario ad un sistema di spazi pubblici preesistente individuato da architetture di tipo ed epoca differente e da funzioni diverse.</p>
<p>Si è innanzitutto scelto di realizzare uno spazio fluido, mantenendo le funzioni esistenti, le corsie carrabili, gli spazi pedonali, i parcheggi.</p>
<p>La pavimentazione è omogenea, priva di dislivelli, in modo che si possa camminare liberamente, di immediato orientamento e facilmente accessibile, alle persone a piedi come a ogni traffico pedonale su ruote (biciclette, pattini, carrozzine, carrozzelle).</p>
<p>Si è scelto di creare una continuità fra la piazza della Chiesa e il sagrato. Viene eliminata ogni barriera architettonica, il dislivello è superato attraverso la realizzazione di un unico piano inclinato con una lieve pendenza del 6% che diventa esso stesso parte integrante del sagrato, uno spazio vivibile di relazione.</p>
<p>Elemento caratterizzante del progetto è la realizzazione di un nastro verde un elemento sinuoso che si sovrappone allo spazio pedonale, è costituito di essenze arboree diverse, e da lunghi tratti di sedute. Accogliente e protettivo, il nastro verde crea delle anse che individuano ampi spazi pedonali e di sosta.<br />
Altro elemento caratterizzante è la presenza di una linea d’acqua. L’acqua ha simbolicamente origine dal sagrato della chiesa dal quale, attraversando un sistema di gradini che risolve il dislivello fra via della Madonnina e il sagrato, raggiunge la quota inferiore attraverso un gioco di vasche e di getti verticali. Il sistema dell’acqua si affianca al sistema verde.</p>
<p>L’obiettivo principale è quello di stimolare la totalità delle percezioni coinvolgendo i fruitori , che si possono muovere liberamente attraverso tutto lo spazio pubblico.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Riqualificazione di Piazzale Pablo</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 18:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Raco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura del paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[arredo urbano]]></category>
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		<category><![CDATA[spazio publico]]></category>
		<category><![CDATA[verde]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>Commitente</strong>Comune di Parma
<strong>Esito</strong>Progetto partecipante
<strong>Ruolo</strong>Concorso di idee
<strong>Partners</strong>arch. Claudia Clementini, arch. Assia Del Favero
<strong>Collaboratore</strong>arch. Francesca Cortese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Concorso di progettazione &#8220;Stanze all&#8217;aperto&#8221;</h2>
<p>L’idea è di conferire all’area una forte identità, definendo al suo interno diversi ambiti funzionali. L’assoluta accessibilità e percorribilità permette agli abitanti di scoprire i piccoli episodi del giardino e di trovare un ambiente piacevole in cui passeggiare, sostare, intrattenersi, a seconda dei desideri e delle fasce d’età degli utenti.</p>
<p>La chiesa, fulcro dell’area, assume dignità e ruolo chiave di riferimento per l’intero spazio. </p>
<p>Si è ricorso ad un disegno del parterre che determina uno spazio articolato in diversi ambiti funzionali collegati da percorsi gerarchizzati.</p>
<p>Il riferimento è al disegno formale del giardino all’italiana. Il disegno organico del giardino rappresenta la frattura di un terreno sotto l’effetto di linee di forza e individua percorsi che si aprono all’interno del terreno, come in un labirinto.</p>
<p>Tali “fratture” individuano assi di penetrazione che si aprono su vuoti vivacizzati da diverse attrattive.</p>
<p>L’architettura del progetto punta su più elementi sovrapposti: pavimentazione, vegetazione, sedute, acqua, elementi di arredo, piccole architetture.</p>
<p>Il piano del terreno ampiamente rivegetato mantiene la quota esistente, il piano pavimentato scende di 60cm progressivamente dall’esterno verso l’interno dell’area.  La sensazione è di “entrare” nel giardino, attraverso un forte rapporto sensoriale con la vegetazione e con  il terreno.</p>
<p>I fruitori degli spazi sono coinvolti e stimolati da un punto di vista sensoriale grazie alla varietà ecologica di un sistema che integra una vivace vegetazione di sottobosco alle alberature esistenti.</p>
<p>L’obiettivo è di costituire una sequenza di spazi varii e ricchi di vitalità nelle diverse ore del giorno e nelle differenti condizioni stagionali. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Edificio Benetton a Teheran</title>
		<link>http://www.chvl.it/it/2009/10/edificio-benetton-a-teheran/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 08:58:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Raco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edilizia civile]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Benetton]]></category>
		<category><![CDATA[EC_08]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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		<category><![CDATA[Teheran]]></category>
		<category><![CDATA[uffici]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>Committente</strong>Benetton
<strong>Ruolo</strong>concorso internazionale di progettazione
<strong>Esito</strong>progetto partecipante
<strong>Partners</strong>Claudia Clementini, Assia Del Favero, Francesca Cortese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Progetto partecipante al concorso internazionale</h2>
<p>Il concetto sotteso all’architettura dell’edifico è quello di un organismo pensato come parte di una rete complessa, in cui il processo della vita selezioni il modo migliore per rispondere alle richieste dei bisogni globali, sia ambientali che di spazi. L’edifico si compone di tre elementi: un nucleo denso, fatto di pietra locale e destinato agli ambienti chiusi e alla circolazione verticale; un guscio vetrato che alloggia gli open spaces di uffici e negozi, una pelle che avvolge il volume, ne determina la forma organica e che come un organo è in grado di respirare naturalmente, di accumulare l’acqua piovana,di filtrare l’aria.</p>
<p>L’architettura in oggetto reagisce alle informazioni esterne ed interne.</p>
<p>La struttura portante e fatta in: muri di calcestruzzo riciclato e ricoperto da lastre di pietra locale; muri divisori interni in plexiglass di grande spessore, che racchiudono acquari ed hanno funzione portante; la griglia esterna ha elementi portanti in fibra di carbonio. I solai sono solette nervate. Ogni due piani di uffici, lo spazio tra le vetrate e la griglia ospita dei giardini tematici a tutta altezza.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;arte nei giardini</title>
		<link>http://www.chvl.it/it/2009/10/larte-nei-giardini/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 19:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria Caramagno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[verde]]></category>

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		<description><![CDATA[Spazi espositivi all&#8217;aria aperta
Da sempre l’arte abita il giardino e ne è parte integrante. Il rapporto tra arte e ambiente, tra la cultura del paesaggio e la produzione artistica, tra gli spazi del giardino e le evocazioni dell’arte, ha una lunga tradizione e una storia ricca di testimonianze che vanno dall’invenzione da parte dei Romani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Spazi espositivi all&#8217;aria aperta</h2>
<p>Da sempre l’arte abita il giardino e ne è parte integrante. Il rapporto tra arte e ambiente, tra la cultura del paesaggio e la produzione artistica, tra gli spazi del giardino e le evocazioni dell’arte, ha una lunga tradizione e una storia ricca di testimonianze che vanno dall’invenzione da parte dei Romani dell’opus topiarium (per la decorazione e il simbolismo introdotti nei giardini da siepi di bosso modellate in forma di statue e figure varie), alle istallazioni contemporanee di Land Art e Minimal Art, alle attuali ricerche di esperienze artistiche che intrecciano spazio urbano, paesaggio, ecologia e comunicazione visiva.</p>
<p>Nel complesso di sculture di Costantin Brancusi del 1938 vicino Bucarest, la posizione di ogni elemento scultoreo è studiata in relazione al tipo di alberi, alla loro grandezza, ai percorsi. Il lavoro di Isamu Noguchi a partire dalla fine degli anni Cinquanta evoca, rappresenta e stilizza lo spazio naturale incommensurabile in un piccolo spazio artificiale (California Scenario a Costa Mesa).</p>
<p>Mentre in America Lawrence Halprin inventa una nuova evocazione dello spazio naturale nel cuore della città statunitense, in Italia il lavoro di Porcinai introduce figure geometriche e di elementi astratti nel giardino mediterraneo classico.</p>
<p>La &#8220;fuga dal museo&#8221; inaugurata in USA dalla fine degli anni Sessanta da artisti come Robert Smithson, Robert Morris, Denis Oppenheim, Walter De Maria, Michael Heizer, Christo, Carl Andre, Richard Long e altri, ha aperto la strada a un intervento artistico sulla natura e nella natura. Si è avviata allora una presa di coscienza dell’intervento dell’uomo su elementi che presentano un ordine naturale e che con esso possono dialogare materializzando concetti astratti che invitano a percezioni e letture inconsuete del luogo.</p>
<p>E tanto più, oggi, la cultura contemporanea vive di contaminazioni e ibridazioni, tanto più fluida si fa la distinzione tra le discipline artistiche-visive, quanto più la ricerca di mezzi espressivi conduce ad un approccio esperienziale e interattivo. Si tende a un rapporto cinetico, mutevole, aperto delle opere: caratteristiche quelle della trasformazione indeterminata, del cambiamento possibile, del movimento nel tempo che da sempre stanno alla base dello statuto del giardino e del mondo della natura culturalmente interpretato dall’uomo. L’architettura del paesaggio contemporanea può attingere alle suggestioni del passato e intrecciarle con il bombardamento di immagini e informazioni del presente, innestandole in contesti nel passato impensabili: crea spazi all’apparenza selvatici o &#8220;en-movement&#8221;, utilizza elementi vegetali e artificiali secondo linguaggi inusuali, un po’ museo, un po’ teatro dell’immaginario, un po’ scena per la rappresentazione sociale, ma sempre in dialogo con il genius loci e con un ordine di natura.</p>
<p>Con la creazione di spazi espositivi all’aria aperta &#8220;l’arte tenta la difficile riconciliazione tra l’uomo e la natura&#8221; (Francesco Guerrieri, &#8220;Art Space&#8221;, Pistoia 1986). Oggi le collezioni d’arte all’aria aperta sono presenti in molti paesi.</p>
<p>Tracceremo un breve itinerario &#8220;a portata di mano&#8221;, in Italia: racconteremo brevemente l’esperienza straordinaria della visita alla Collezione Gori, &#8220;Art Space&#8221; a Celle ;passeremo per gli spazi del mondo fantastico di Niki de Saint Phalle a Garavicchio; attraverseremo in punta di piedi il Giardino di Daniel Spoerri a Seggiano.</p>
<p><strong>Gli &#8220;Spazi d&#8217;Arte&#8221; di Celle</strong>, inaugurati nel 1982 nei pressi di Pistoia, costituiscono una collezione di alto valore internazionale. La Fattoria di Celle ospita il più importante insieme di &#8220;site-specific art&#8221; d’Italia, che Giuliano Gori e la sua famiglia hanno incentivato e realizzato nei notevoli spazi esterni del parco romantico, nella fattoria così come nella villa storica e nei vari edifici del complesso rurale, attraverso un&#8217;accurata selezione e un lavoro di dialogo tra gli artisti invitati e il committente &#8220;mecenate&#8221;. Qui sono stati invitati a lavorare &#8211; senza interferire con il pubblico &#8211; artisti selezionati, di fama internazionale, come: M. Abakanowicz, A. Aycock, R. Barni, I. Bukichi, F. Breidenbruch &amp; A.R.Penck, A.Burri, E. Castellani, F. Corneli, S. Cox, J. Eielson, I. Hamilton Finlayn, M. Gerard, M. Kadishman, D. Karavan, J. Kosuth, O. Lanu, S. Le Witt, R. Long, Fa. Melotti, A. Miyawaki, R.t Morris, H. Nagasawa, M. Neuhaus, D. Oppenheim, M. Pan, B. Pepper, Ja. Plensa, P. &amp; A. Poirer, U. Ruckriem, R. Serra, M. Staccioli, A. Sofist, S. Solano, G. Spagnulo, G. Trakas.</p>
<p>L&#8217;iniziativa più importante della Collezione Gori è stata di fondare un laboratorio creativo che produce continuamente e sperimenta nuovi vocabolari di un&#8217;arte contemporanea che accetta di mettersi in campo nel difficile dialogo tra artificio e natura, in relazione ad un luogo specifico.</p>
<p>Esempio straordinario di parco romantico, di circa 25 ettari, progettato nell’Ottocento da Giovanni Gambini, la tenuta include un numero di follies dell&#8217;ottocento come la voliera, la Casa del Te, il Monumento Egizio, i due laghi con i loro ponti, roccaglie e cascate. Oggi queste costruzioni diventano spesso elementi lessicali dei nuovi interventi, prestando la loro forma e i loro spazi a nuove opere.</p>
<p>L&#8217;idea della &#8220;site-specificity&#8221; è fondamentale per tutti i progetti portati avanti a Celle. L&#8217;artista, una volta invitato, sceglie il posto dove svilupperà il suo progetto, specificamente per le caratteristiche del sito, analizza attentamente tutti gli elementi che possono condizionare il luogo (clima, luce, vegetazione, la topografia, ecc). Così dietro ad ogni progetto c&#8217;è una puntuale indagine sul sito che fa sì che ogni lavoro sia inamovibile: i progetti nascono a Celle per Celle. Installazioni in bronzo, vetroresina, pietra, marmo, cemento, ferro, vetro si stagliano enormi fra alberi secolari e prati verdi in uno spettacolo sorprendente, oppure si insinuano tra le pareti di un fienile, si incuneano sotto un campo, scivolano leggere su un placido stagno: tutte reagiscono con i dati del luogo e sollecitano un’emozione, una riflessione, un’idea. La struttura narrativa del parco romantico si arricchisce per il visitatore di oggi di una successione di sorprese, spunti, suggestioni, che talvolta sottolineano un dato del contesto, altre volte lo assumono a metafora di qualche altra cosa, altre ancora invitano il filo dei pensieri verso mondi metafisici.</p>
<p>Accediamo alla tenuta passando accanto &#8220;il Grande Ferro Celle&#8221; di Alberto Burri (1986), da una grande scultura metallica verniciata di rosso, divenuto anche il simbolo degli Spazi d&#8217;Arte. Entrati, è uno dei protagonisti della vicenda delle opere nel parco che ci accompagna per mano alla scoperta di un mondo di meraviglie, spiegandoci, raccontandoci la storia di ogni opera, soffermandosi con gentilezza ad osservare, a volte, le nostre reazioni.</p>
<p>Il &#8220;Labirinto&#8221;(1984-1993) di Robert Morris, distorce e disassa un importante tema formale e simbolico ricorrente negli impianti di parchi e giardini cinque-seicenteschi, ci comprime dentro uno spazio della perdita dell’orientamento ed espressivamente ci fa desiderare di ricongiungerci alla certezza visiva della natura e degli alberi.</p>
<p>Lo &#8220;Spazio Teatro Celle&#8221; dell&#8217;artista americana Beverly Pepper (1992), un omaggio a Pietro Porcinai, è al contempo un&#8217;opera di Land Art, che modella e plasma una depressione naturale del terreno utilizzando solo il ferro corten, che come lama solca la concavità del suolo e contiene i rilevati inerbiti in forma di due piramidi rovesciate del terreno che diventano scena del teatro. Alla fessura che si apre al centro fanno riscontro due colonne di ghisa poste sulla cima del pendio di fronte, di cui ripropone la sagoma in negativo.</p>
<p>&#8220;Iperuranio&#8221; (1996), di Idetoshi Nagasawa, cita due figure del giardino storico italiano, il gioco d&#8217;acqua e l&#8217;hortus conclusus, e rimanda alla cultura zen, a visioni di giardini orientali:è un recinto solido in marmo delle Alpi Apuane che racchiude una stanza a cielo aperto, dal pavimento scivoloso, che stimola evocazioni e viaggi della fantasia.</p>
<p>L’emozione diventa poesia vibrante quando spiamo l’opera &#8220;Melanconia II&#8221; (2002) di Robert Morris e Claudio Parmiggiani, su un pendio in mezzo alle canne di bambù sono stati lasciati cinque grandi oggetti: un&#8217;imponente Sfera di marmo di Alicarnasso, una Colonna in marmo cipollino, una Ruota, una Campana di bronzo, un poliedro di marmo bianco di Carrara. Il peso e la forma arcaica e metafisica di questi oggetti si oppongono alla verdastra leggerezza del bambù frusciante.</p>
<p>La scultura flottante di Marta Pan (1990) &#8211; di cui ne esiste una analoga, del 1961, nello straordinario Parco Museo Kroller-Muller di Otterlo in Olanda, eccellente predecessore dell’esperienza di Gori &#8211; si muove liberamente nelle acque del grande lago, in cui si immette il vigore del suo arancione vibrante, disinvoltamente artificiale.</p>
<p>Incontrando l’opera di Bukichi Inoue &#8220;Il mio buco nel cielo&#8221; del 1985-89, siamo indotti ad addentrarci dentro il terreno attraverso un cunicolo di pietra che ci conduce ad un prisma di cristallo, la nostra via d’uscita nel mezzo di un uliveto, un percorso dal buio alla luce, dal terreno al cielo.</p>
<p>Lasciando il parco siamo irretiti dall’atmosfera, dalle tante piccole e grandi meraviglie di cui ci siamo sentiti partecipi per qualche ora.</p>
<p>Le opere sono molte e ogni volta si rinnova un nuovo interesse, si vive un’emozione, si coglie un’idea.</p>
<p>La Fattoria di Celle è anche un polo culturale ed un centro espositivo di rilevanza internazionale in cui vengono allestite periodicamente mostre temporanee, specoli, workshop, eventi.</p>
<p><strong>Il Giardino dei Tarocchi</strong>, opera originale e fantastica di Niki de Saint Phalle, a Garavicchio, rappresenta i 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi realizzati con fantastiche sculture di cemento armato e poliestere, ricoperte con mosaico di ceramica , vetri e specchi, disposti liberamente nel bosco.</p>
<p>Il richiamo al bosco sacro di Bomarzo è immediato, salvo trasporsi in un linguaggio giocoso, in un insieme festoso di colori e materiali scintillanti che rimbalzano, riflettono, sovrappongono, meravigliano la mente e incantano i sensi. Le geometrie, fluide e organiche, dialogano con la natura del luogo e vi si iscrivono torreggiando per dimensione e forza espressiva, risultato del lavoro di una vita della scultrice e di una sperimentazione in loco tutta nuova dei materiali, in collaborazione con le maestranze.</p>
<p>Facendo seguito alla suggestione esercitata 24 anni prima dal meraviglioso parco Guell di Gaudì a Barcellona, Niki de Saint Phalle inizia i primi lavori del Giardino dei Tarocchi, nel 1979 costruendo a sue spese e con la collaborazione del marito Jean Tinguly. Il giardino, opera interamente autofinanziata, è costruito nelle meravigliose colline toscane, nella tenuta di Garavicchio (Caparbio) i cui propietari sono i Caracciolo, artefici, anch&#8217;essi della realizzazione di questo &#8220;sogno&#8221;.</p>
<p>Nel giardino dei Tarocchi sono rappresentate le 22 carte dei Tarocchi in ciclopiche sculture, alte circa 12/15 metri, ricoperte di mosaici in specchio, vetro di Murano e ceramiche. Durante la visita incontriamo: &#8220;Il Mago&#8221; con la sua mano ricoperta di piccole tessere di specchi, sotto &#8220;la Sacerdotessa&#8221; con una bocca da cui fuoriesce una piccola cascata di acqua che scivola su dei gradini ricoperti di sfoglie di ceramica, finendo in una fontana dove al centro si muove la ruota della fortuna con i suoi getti d&#8217;acqua. Vicino troviamo la carta della forza, rappresentata da una figura femminile che, con un guinzaglio invisibile, predomina la forza brutale di un drago ricoperto di un manto di specchio verde splendente, &#8220;il sole&#8221; a forma di uccello posato su un arco, &#8220;la morte,&#8221; che cavalca un cavallo con una falce nella mano, il diavolo, &#8220;il mondo,&#8221; &#8220;il folle,&#8221; &#8221; il papa&#8221;.</p>
<p>La carta dell&#8217;impiccato è posta all&#8217;interno dell&#8217;albero della vita rivestito di frammenti di specchio, più avanti c&#8217;è &#8220;la giustizia,&#8221; una figura femminile con all&#8217;interno una macchina che rappresenta l&#8217;ingiustizia, bloccata da un cancello con un grosso lucchetto; &#8220;gli innamorati&#8221; rappresentata da Adamo ed Eva in un simpatico pic-nic.</p>
<p>&#8220;L&#8217;eremita,&#8221; &#8220;la torre, &#8220;l&#8217;imperatore&#8221; che è rappresentato da un castello sorretto all&#8217;interno da colonne rivestite con mosaici diversi in specchio e ceramiche. La carta &#8220;dell&#8217;imperatrice&#8221; è a forma di sfinge, dove all&#8217;interno c&#8217;è un gran salone, un bagno e una piccola stanza da letto; in questo luogo ha vissuto e lavorato per diverso tempo l&#8217;ideatrice del progetto. Infine &#8220;la luna&#8221; e &#8220;la temperanza&#8221;, quest&#8217;ultima posta sopra una chiesina internamente rivestita di specchio e un altarino con sopra una Madonna negra in ceramica.</p>
<p>Il Giardino dei Tarocchi oggi costituisce uno spazio museale stabile sostenuto da una Fondazione privata dedicata a Niki de Saint Phalle. La scultrice è scomparsa da pochi anni, ma chiunque accede al suo mondo fantastico, condensato nel giardino dei tarocchi, sente di immergersi in un universo in cui mistero e meraviglia, infondono la leggerezza del pensiero e il senso festoso dell’arte nel giardino.</p>
<p>Giungiamo al <strong>Giardino di Daniel Spoerri</strong>, vicino Seggiano alle pendici del Monte Amiata, al tramonto, e subito siamo ammantati dal senso di contemplazione di un luogo dalla natura straordinario, per lo spettacolo offerto dal panorama della campagna Toscana, dove Daniel Spoerri, artista di fama internazionale e figura eclettica nel panorama artistico contemporaneo dagli anni &#8216;60 ad oggi, ha scelto di vivere e portare avanti la sua ricerca artistica.</p>
<p>In 15 ettari di terreno dolcemente ondulato l’artista dispone con grande sensibilità paesistica e con pochi gesti minimali le sculture in bronzo, per un totale di 79 opere di 40 artisti diversi.</p>
<p>Un percorso di sola erba falciata ci conduce a sculture che si fanno giocare e sorridere, come il gregge di oche in cemento (Olivier Estoppey, 2001), o che ci inquietano come la stanza abbandonata in bronzo (Chambre No 13 de l&#8217;Hotel Carcasonne, Rue Mouffetard 24, D. Spoerri).Le opere possono farci risuonare qualcosa nell’anima o suonare esse stesse, come l’enorme xilofono tridimensionale in cui si può entrare per diffondere con il movimento del proprio corpo il suono per tutta la vallata.</p>
<p>A volte le opere si confondono nello spazio naturale o si celano nel rigoglio vegetale in un altalenare di sensazioni fra la sorpresa e l&#8217;incantamento, altre volte evocano gesti primordiali di colonizzazioni e tracciamento dello spazio terrestre (Sentiero murato labirintiforme, &#8220;petroglifo precolombiano&#8221;, D. Spoerri, 1996/98).</p>
<p>Espongono a &#8220;Il Giardino&#8221; con Daniel Spoerri: E. Aeppli, E. Dietmann, K. Duwen, A. Huppi, B. Luginbuhl, P. Schmidt, E. Seidel e P. Steiner, J.R.Soto, J. Tinguely, R.Topor.</p>
<p>Il viaggio che abbiamo cercato di raccontare riconduce all’idea del giardino come specchio materiale di sogni e aspirazioni universali, per il diletto e la meraviglia del corpo e dello spirito. Abbiamo sperimentato come l’arte possa essere un modo di interpretare lo spazio della natura e di fornirne letture varie.</p>
<p>Una sola osservazione a margine: tutte e tre le esperienze citate fanno capo ad iniziative individuali di personaggi e famiglie legate al mondo della cultura e dell’arte, e tutte sono private.</p>
<p>Forse dobbiamo ancora attendere, in un’Italia sempre interessata a promuovere e tutelare l’arte antica e la storia, perché l’arte contemporanea trovi spazi di diffusione e rappresentazione più ampi…</p>
<p>Articolo pubblicato su AR n.56/04</p>
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