L’arte nei giardini
8 ottobre 2009 | di Valeria Caramagno 3 commentiSpazi espositivi all’aria aperta
Da sempre l’arte abita il giardino e ne è parte integrante. Il rapporto tra arte e ambiente, tra la cultura del paesaggio e la produzione artistica, tra gli spazi del giardino e le evocazioni dell’arte, ha una lunga tradizione e una storia ricca di testimonianze che vanno dall’invenzione da parte dei Romani dell’opus topiarium (per la decorazione e il simbolismo introdotti nei giardini da siepi di bosso modellate in forma di statue e figure varie), alle istallazioni contemporanee di Land Art e Minimal Art, alle attuali ricerche di esperienze artistiche che intrecciano spazio urbano, paesaggio, ecologia e comunicazione visiva.
Nel complesso di sculture di Costantin Brancusi del 1938 vicino Bucarest, la posizione di ogni elemento scultoreo è studiata in relazione al tipo di alberi, alla loro grandezza, ai percorsi. Il lavoro di Isamu Noguchi a partire dalla fine degli anni Cinquanta evoca, rappresenta e stilizza lo spazio naturale incommensurabile in un piccolo spazio artificiale (California Scenario a Costa Mesa).
Mentre in America Lawrence Halprin inventa una nuova evocazione dello spazio naturale nel cuore della città statunitense, in Italia il lavoro di Porcinai introduce figure geometriche e di elementi astratti nel giardino mediterraneo classico.
La “fuga dal museo” inaugurata in USA dalla fine degli anni Sessanta da artisti come Robert Smithson, Robert Morris, Denis Oppenheim, Walter De Maria, Michael Heizer, Christo, Carl Andre, Richard Long e altri, ha aperto la strada a un intervento artistico sulla natura e nella natura. Si è avviata allora una presa di coscienza dell’intervento dell’uomo su elementi che presentano un ordine naturale e che con esso possono dialogare materializzando concetti astratti che invitano a percezioni e letture inconsuete del luogo.
E tanto più, oggi, la cultura contemporanea vive di contaminazioni e ibridazioni, tanto più fluida si fa la distinzione tra le discipline artistiche-visive, quanto più la ricerca di mezzi espressivi conduce ad un approccio esperienziale e interattivo. Si tende a un rapporto cinetico, mutevole, aperto delle opere: caratteristiche quelle della trasformazione indeterminata, del cambiamento possibile, del movimento nel tempo che da sempre stanno alla base dello statuto del giardino e del mondo della natura culturalmente interpretato dall’uomo. L’architettura del paesaggio contemporanea può attingere alle suggestioni del passato e intrecciarle con il bombardamento di immagini e informazioni del presente, innestandole in contesti nel passato impensabili: crea spazi all’apparenza selvatici o “en-movement”, utilizza elementi vegetali e artificiali secondo linguaggi inusuali, un po’ museo, un po’ teatro dell’immaginario, un po’ scena per la rappresentazione sociale, ma sempre in dialogo con il genius loci e con un ordine di natura.
Con la creazione di spazi espositivi all’aria aperta “l’arte tenta la difficile riconciliazione tra l’uomo e la natura” (Francesco Guerrieri, “Art Space”, Pistoia 1986). Oggi le collezioni d’arte all’aria aperta sono presenti in molti paesi.
Tracceremo un breve itinerario “a portata di mano”, in Italia: racconteremo brevemente l’esperienza straordinaria della visita alla Collezione Gori, “Art Space” a Celle ;passeremo per gli spazi del mondo fantastico di Niki de Saint Phalle a Garavicchio; attraverseremo in punta di piedi il Giardino di Daniel Spoerri a Seggiano.
Gli “Spazi d’Arte” di Celle, inaugurati nel 1982 nei pressi di Pistoia, costituiscono una collezione di alto valore internazionale. La Fattoria di Celle ospita il più importante insieme di “site-specific art” d’Italia, che Giuliano Gori e la sua famiglia hanno incentivato e realizzato nei notevoli spazi esterni del parco romantico, nella fattoria così come nella villa storica e nei vari edifici del complesso rurale, attraverso un’accurata selezione e un lavoro di dialogo tra gli artisti invitati e il committente “mecenate”. Qui sono stati invitati a lavorare – senza interferire con il pubblico – artisti selezionati, di fama internazionale, come: M. Abakanowicz, A. Aycock, R. Barni, I. Bukichi, F. Breidenbruch & A.R.Penck, A.Burri, E. Castellani, F. Corneli, S. Cox, J. Eielson, I. Hamilton Finlayn, M. Gerard, M. Kadishman, D. Karavan, J. Kosuth, O. Lanu, S. Le Witt, R. Long, Fa. Melotti, A. Miyawaki, R.t Morris, H. Nagasawa, M. Neuhaus, D. Oppenheim, M. Pan, B. Pepper, Ja. Plensa, P. & A. Poirer, U. Ruckriem, R. Serra, M. Staccioli, A. Sofist, S. Solano, G. Spagnulo, G. Trakas.
L’iniziativa più importante della Collezione Gori è stata di fondare un laboratorio creativo che produce continuamente e sperimenta nuovi vocabolari di un’arte contemporanea che accetta di mettersi in campo nel difficile dialogo tra artificio e natura, in relazione ad un luogo specifico.
Esempio straordinario di parco romantico, di circa 25 ettari, progettato nell’Ottocento da Giovanni Gambini, la tenuta include un numero di follies dell’ottocento come la voliera, la Casa del Te, il Monumento Egizio, i due laghi con i loro ponti, roccaglie e cascate. Oggi queste costruzioni diventano spesso elementi lessicali dei nuovi interventi, prestando la loro forma e i loro spazi a nuove opere.
L’idea della “site-specificity” è fondamentale per tutti i progetti portati avanti a Celle. L’artista, una volta invitato, sceglie il posto dove svilupperà il suo progetto, specificamente per le caratteristiche del sito, analizza attentamente tutti gli elementi che possono condizionare il luogo (clima, luce, vegetazione, la topografia, ecc). Così dietro ad ogni progetto c’è una puntuale indagine sul sito che fa sì che ogni lavoro sia inamovibile: i progetti nascono a Celle per Celle. Installazioni in bronzo, vetroresina, pietra, marmo, cemento, ferro, vetro si stagliano enormi fra alberi secolari e prati verdi in uno spettacolo sorprendente, oppure si insinuano tra le pareti di un fienile, si incuneano sotto un campo, scivolano leggere su un placido stagno: tutte reagiscono con i dati del luogo e sollecitano un’emozione, una riflessione, un’idea. La struttura narrativa del parco romantico si arricchisce per il visitatore di oggi di una successione di sorprese, spunti, suggestioni, che talvolta sottolineano un dato del contesto, altre volte lo assumono a metafora di qualche altra cosa, altre ancora invitano il filo dei pensieri verso mondi metafisici.
Accediamo alla tenuta passando accanto “il Grande Ferro Celle” di Alberto Burri (1986), da una grande scultura metallica verniciata di rosso, divenuto anche il simbolo degli Spazi d’Arte. Entrati, è uno dei protagonisti della vicenda delle opere nel parco che ci accompagna per mano alla scoperta di un mondo di meraviglie, spiegandoci, raccontandoci la storia di ogni opera, soffermandosi con gentilezza ad osservare, a volte, le nostre reazioni.
Il “Labirinto”(1984-1993) di Robert Morris, distorce e disassa un importante tema formale e simbolico ricorrente negli impianti di parchi e giardini cinque-seicenteschi, ci comprime dentro uno spazio della perdita dell’orientamento ed espressivamente ci fa desiderare di ricongiungerci alla certezza visiva della natura e degli alberi.
Lo “Spazio Teatro Celle” dell’artista americana Beverly Pepper (1992), un omaggio a Pietro Porcinai, è al contempo un’opera di Land Art, che modella e plasma una depressione naturale del terreno utilizzando solo il ferro corten, che come lama solca la concavità del suolo e contiene i rilevati inerbiti in forma di due piramidi rovesciate del terreno che diventano scena del teatro. Alla fessura che si apre al centro fanno riscontro due colonne di ghisa poste sulla cima del pendio di fronte, di cui ripropone la sagoma in negativo.
“Iperuranio” (1996), di Idetoshi Nagasawa, cita due figure del giardino storico italiano, il gioco d’acqua e l’hortus conclusus, e rimanda alla cultura zen, a visioni di giardini orientali:è un recinto solido in marmo delle Alpi Apuane che racchiude una stanza a cielo aperto, dal pavimento scivoloso, che stimola evocazioni e viaggi della fantasia.
L’emozione diventa poesia vibrante quando spiamo l’opera “Melanconia II” (2002) di Robert Morris e Claudio Parmiggiani, su un pendio in mezzo alle canne di bambù sono stati lasciati cinque grandi oggetti: un’imponente Sfera di marmo di Alicarnasso, una Colonna in marmo cipollino, una Ruota, una Campana di bronzo, un poliedro di marmo bianco di Carrara. Il peso e la forma arcaica e metafisica di questi oggetti si oppongono alla verdastra leggerezza del bambù frusciante.
La scultura flottante di Marta Pan (1990) – di cui ne esiste una analoga, del 1961, nello straordinario Parco Museo Kroller-Muller di Otterlo in Olanda, eccellente predecessore dell’esperienza di Gori – si muove liberamente nelle acque del grande lago, in cui si immette il vigore del suo arancione vibrante, disinvoltamente artificiale.
Incontrando l’opera di Bukichi Inoue “Il mio buco nel cielo” del 1985-89, siamo indotti ad addentrarci dentro il terreno attraverso un cunicolo di pietra che ci conduce ad un prisma di cristallo, la nostra via d’uscita nel mezzo di un uliveto, un percorso dal buio alla luce, dal terreno al cielo.
Lasciando il parco siamo irretiti dall’atmosfera, dalle tante piccole e grandi meraviglie di cui ci siamo sentiti partecipi per qualche ora.
Le opere sono molte e ogni volta si rinnova un nuovo interesse, si vive un’emozione, si coglie un’idea.
La Fattoria di Celle è anche un polo culturale ed un centro espositivo di rilevanza internazionale in cui vengono allestite periodicamente mostre temporanee, specoli, workshop, eventi.
Il Giardino dei Tarocchi, opera originale e fantastica di Niki de Saint Phalle, a Garavicchio, rappresenta i 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi realizzati con fantastiche sculture di cemento armato e poliestere, ricoperte con mosaico di ceramica , vetri e specchi, disposti liberamente nel bosco.
Il richiamo al bosco sacro di Bomarzo è immediato, salvo trasporsi in un linguaggio giocoso, in un insieme festoso di colori e materiali scintillanti che rimbalzano, riflettono, sovrappongono, meravigliano la mente e incantano i sensi. Le geometrie, fluide e organiche, dialogano con la natura del luogo e vi si iscrivono torreggiando per dimensione e forza espressiva, risultato del lavoro di una vita della scultrice e di una sperimentazione in loco tutta nuova dei materiali, in collaborazione con le maestranze.
Facendo seguito alla suggestione esercitata 24 anni prima dal meraviglioso parco Guell di Gaudì a Barcellona, Niki de Saint Phalle inizia i primi lavori del Giardino dei Tarocchi, nel 1979 costruendo a sue spese e con la collaborazione del marito Jean Tinguly. Il giardino, opera interamente autofinanziata, è costruito nelle meravigliose colline toscane, nella tenuta di Garavicchio (Caparbio) i cui propietari sono i Caracciolo, artefici, anch’essi della realizzazione di questo “sogno”.
Nel giardino dei Tarocchi sono rappresentate le 22 carte dei Tarocchi in ciclopiche sculture, alte circa 12/15 metri, ricoperte di mosaici in specchio, vetro di Murano e ceramiche. Durante la visita incontriamo: “Il Mago” con la sua mano ricoperta di piccole tessere di specchi, sotto “la Sacerdotessa” con una bocca da cui fuoriesce una piccola cascata di acqua che scivola su dei gradini ricoperti di sfoglie di ceramica, finendo in una fontana dove al centro si muove la ruota della fortuna con i suoi getti d’acqua. Vicino troviamo la carta della forza, rappresentata da una figura femminile che, con un guinzaglio invisibile, predomina la forza brutale di un drago ricoperto di un manto di specchio verde splendente, “il sole” a forma di uccello posato su un arco, “la morte,” che cavalca un cavallo con una falce nella mano, il diavolo, “il mondo,” “il folle,” ” il papa”.
La carta dell’impiccato è posta all’interno dell’albero della vita rivestito di frammenti di specchio, più avanti c’è “la giustizia,” una figura femminile con all’interno una macchina che rappresenta l’ingiustizia, bloccata da un cancello con un grosso lucchetto; “gli innamorati” rappresentata da Adamo ed Eva in un simpatico pic-nic.
“L’eremita,” “la torre, “l’imperatore” che è rappresentato da un castello sorretto all’interno da colonne rivestite con mosaici diversi in specchio e ceramiche. La carta “dell’imperatrice” è a forma di sfinge, dove all’interno c’è un gran salone, un bagno e una piccola stanza da letto; in questo luogo ha vissuto e lavorato per diverso tempo l’ideatrice del progetto. Infine “la luna” e “la temperanza”, quest’ultima posta sopra una chiesina internamente rivestita di specchio e un altarino con sopra una Madonna negra in ceramica.
Il Giardino dei Tarocchi oggi costituisce uno spazio museale stabile sostenuto da una Fondazione privata dedicata a Niki de Saint Phalle. La scultrice è scomparsa da pochi anni, ma chiunque accede al suo mondo fantastico, condensato nel giardino dei tarocchi, sente di immergersi in un universo in cui mistero e meraviglia, infondono la leggerezza del pensiero e il senso festoso dell’arte nel giardino.
Giungiamo al Giardino di Daniel Spoerri, vicino Seggiano alle pendici del Monte Amiata, al tramonto, e subito siamo ammantati dal senso di contemplazione di un luogo dalla natura straordinario, per lo spettacolo offerto dal panorama della campagna Toscana, dove Daniel Spoerri, artista di fama internazionale e figura eclettica nel panorama artistico contemporaneo dagli anni ‘60 ad oggi, ha scelto di vivere e portare avanti la sua ricerca artistica.
In 15 ettari di terreno dolcemente ondulato l’artista dispone con grande sensibilità paesistica e con pochi gesti minimali le sculture in bronzo, per un totale di 79 opere di 40 artisti diversi.
Un percorso di sola erba falciata ci conduce a sculture che si fanno giocare e sorridere, come il gregge di oche in cemento (Olivier Estoppey, 2001), o che ci inquietano come la stanza abbandonata in bronzo (Chambre No 13 de l’Hotel Carcasonne, Rue Mouffetard 24, D. Spoerri).Le opere possono farci risuonare qualcosa nell’anima o suonare esse stesse, come l’enorme xilofono tridimensionale in cui si può entrare per diffondere con il movimento del proprio corpo il suono per tutta la vallata.
A volte le opere si confondono nello spazio naturale o si celano nel rigoglio vegetale in un altalenare di sensazioni fra la sorpresa e l’incantamento, altre volte evocano gesti primordiali di colonizzazioni e tracciamento dello spazio terrestre (Sentiero murato labirintiforme, “petroglifo precolombiano”, D. Spoerri, 1996/98).
Espongono a “Il Giardino” con Daniel Spoerri: E. Aeppli, E. Dietmann, K. Duwen, A. Huppi, B. Luginbuhl, P. Schmidt, E. Seidel e P. Steiner, J.R.Soto, J. Tinguely, R.Topor.
Il viaggio che abbiamo cercato di raccontare riconduce all’idea del giardino come specchio materiale di sogni e aspirazioni universali, per il diletto e la meraviglia del corpo e dello spirito. Abbiamo sperimentato come l’arte possa essere un modo di interpretare lo spazio della natura e di fornirne letture varie.
Una sola osservazione a margine: tutte e tre le esperienze citate fanno capo ad iniziative individuali di personaggi e famiglie legate al mondo della cultura e dell’arte, e tutte sono private.
Forse dobbiamo ancora attendere, in un’Italia sempre interessata a promuovere e tutelare l’arte antica e la storia, perché l’arte contemporanea trovi spazi di diffusione e rappresentazione più ampi…
Articolo pubblicato su AR n.56/04






























E’ in corso a Roma una mostra di Niki de Saint-Phalle.
Sede: Museo Fondazione Roma – Museo del Corso – Via del Corso, 320 – Roma
Periodo: 4 novembre 2009 – 17 gennaio 2010
“…Idee pure come pietre hanno accompagnato la via d’entrata, apparendo dall’alto, i sentimenti disegnati di verde e bianco mostrano una via d’uscita? e, un’uscita da dove?…”
(Robert Morris, il Labirinto)
La Marrana arteambientale (Montemarcello – La Spezia) esiste dal 1997 (aperta al pubblico nel mese di luglio e su appuntamento per gruppi) come luogo nel quale gli artisti invitati (da Ettore Spalletti a Jannis Kounellis, Joseph Kosuth, Luigi Mainolfi, Kengiro Azuma, Jan Fabre, Claudia Losi, Hamish Fulton e altri) realizzano installazioni che abbiano “senso” in relazione alla memoria o al paesaggio o alla storia del luogo.
Da tale esperienza è derivato il Premio P.A.A.L.M.A. Premio Artista + Architetto La Marrana Arteambientale che ha lo scopo di sensibilizzare le amministrazioni pubbliche e i privati a realizzare interventi urbanistici o architettonici unendo – sin dalla fase progettuale – artista e architetto