Facciate esterne Ambasciata di Spagna

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Restauro Palazzo di Spagna (lotto I)

Sede dell’Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede.

L’intervento di restauro, da poco completato, ha proposto un’uniformità cromatica per l’intera facciata restituendo un’ipotetica lettura “in pietra” dell’intera struttura, in continuità con il basamento in travertino. L’immagine che ne deriva si differenzia sia da quella originaria che dall’ultimo rifacimento ottocentesco, perché entrambe erano basate su una bicromia che distingueva le bugne e le cornici dal fondo, attribuendo una valenza figurativa ‘strutturale’ alle partiture architettoniche.

L’intervento attuale, sostituendo all’ultima tinteggiatura moderna in quarzo plastico una nuova coloritura realizzata con calce e polvere di travertino, trasforma il rigido schema ottocentesco, caratterizzato da una netta distinzione fra basamento e alzato, in un nuovo prospetto dove ogni singola parte è percepita come rilievo decorativo di un’unica superficie, sull’esempio di alcuni palazzi romani interamente rivestiti in travertino (palazzo della Cancelleria).

La tecnica utilizzata per la realizzazione delle finiture è stata direttamente ripresa secondo le indicazioni scritte lasciate da uno dei progettisti del palazzo: l’architetto Francesco Borromini.

Questi spiega in uno dei suoi scritti come debba realizzarsi una facciata a finto travertino attraverso l’utilizzo di un’impasto chiamato “colla brodata”: una mescola di polvere di travertino pesta con l’aggiunta di boiacca di calcie bianca. Questa mescola, anche attraverso la tecnica di stesura sulle zone intonacate, che deve avvenire con il pennello dato in testa, riesce effettivamente a dare la sensazione del travertino vero. La ripresa di tale tecnica di matrice storica, attribuisce oggi uno spessore culturale all’intervento, mentre anticamente veniva utilizzata perché il rivestimento interamente in travertino era estremamente dispendioso.

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